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Recensione "Yellowface", il libro di Rebecca F. Kuang che critica l'industria editoriale

Yellowface di Rebecca F. Kuang è un romanzo satira sul mondo editoriale con delle sfumature thriller che tratta alcune tematiche attuali, come il razzismo, l'appropriazione culturale e la cancel culture. Di seguito trovate la mia opinione sul libro.

recensione Yellowface di Rebecca F. Kuang: temi e opinione sul libro che critica l'editoria
Titolo: Yellowface
Autore: Rebecca F. Kuang
Anno di pubblicazione (ita): 2024
Editore: Mondadori
Pagine: 384

June Hayward e Athena Liu, giovani scrittrici, sembrano destinate a carriere parallele: si sono laureate insieme e insieme hanno esordito. Solo che Athena è subito diventata una star mentre di June non si è accorto nessuno. Quando assiste alla morte dell'amica in uno strano incidente, June ruba il romanzo che l'amica aveva appena finito di scrivere ma di cui ancora nessuno sa nulla, e decide di pubblicarlo come fosse suo, rielaborato quel tanto che basta. La storia, incentrata sul misconosciuto contributo dei cinesi allo sforzo bellico inglese durante la Prima guerra mondiale, merita comunque di essere raccontata. L'importante è che nessuno scopra la verità. Quando però qualcosa comincia a trapelare, June deve decidere fino a che punto è disposta a spingersi pur di mantenere il proprio segreto. Un romanzo diventato subito un cult, un racconto spassosamente tagliente che parla di diversità, razzismi, privilegi e appropriazione culturale. E dei limiti che non si dovrebbero mai superare.

Recensione "Yellowface" di Rebecca F. Kuang

Di Rebecca F. Kuang ho letto e amato La guerra dei papaveri e La repubblica dei draghi (shame on me, non ho ancora concluso la trilogia), ma avevo un po' paura ad approcciarmi a Yellowface perché non leggo molte storie di questo genere. Le trovo proprio fuori dalla mia comfort zone. Per lei, però, ho fatto un'eccezione poiché, in un modo o nell'altro, sapevo che mi avrebbe conquistato. 

La protagonista, June, in seguito alla morte della sua amica scrittrice Athena, si impossessa di un manoscritto inedito di quest'ultima e, dopo una serie di modifiche al testo, viene pubblicato. Da quel momento, inizia la sua ascesa nel mondo editoriale. June aveva già scritto un romanzo, ma era passato in sordina. Adesso, invece, ottiene il successo tanto agognato. Ma a poco a poco cominciano a trapelare delle accuse di plagio e il popolo di Twitter si scatena.

Immagino sappiate tutti che il libro fa una critica all'editoria odierna e, da questo punto di vista, è molto riuscito. Tra alti e bassi, parlo di libri online da circa dieci anni e mi è capitato spesso di leggere di queste dinamiche (e polemiche) sui social. Infatti, non sono rimasta sconvolta dal contenuto di Yellowface. Normale prassi, in pratica, se sei attiva nel bookstagram o booktok. Tuttavia, quello che ho apprezzato molto più della critica in sé, sono stati gli interrogativi di natura morale che la storia ci pone riguardo ad alcune tematiche, quali il razzismo, l'appropriazione culturale, la cancel culture, eccetera. June si appropria non solo di un manoscritto che non le appartiene, ma anche di una storia che, al di là del plagio, forse non toccherebbe a lei raccontare. È giusto che una persona che non ha alcun legame con la Cina ne racconti la storia? Ed è giusto che venga linciata online per quello che ha fatto? Le risposte dovrebbero essere facili, ma secondo me non lo sono. E immagino che sia proprio per questo che, alla fine del libro, nemmeno Rebecca F. Kuang risponde apertamente. O forse non c'è una risposta giusta, non lo so. Sicuramente, sono degli interrogativi che fanno riflettere. 

Yellowface è un libro che si divora. Magari non proprio all'inizio, quando ancora non sapevo dove la storia volesse andare a parare e la protagonista è difficile da digerire. Alla fine ho capito che l'obiettivo della Kuang non è tanto raccontare la storia di June, ma fare luce su un mondo che spesso appare patinato e affrontare alcune tematiche scottanti, e ci riesce alla perfezione. Superati i primi capitoli, comunque, è difficile staccarsi dal libro. È stato quasi doloroso dover interrompere la storia e riprenderla il giorno dopo a causa del poco tempo. 

E, in qualche modo, alla fine ho "apprezzato" il modo in cui Rebecca Kuang scrive la protagonista. Non fraintendetemi, è odiosa, fa la vittima e l'invidia le divora il fegato, però l'ho trovata realistica, con le sue luci e le sue ombre. Ci sono stati momenti in cui quello che provava era così intenso che mi sono un po' dispiaciuta per lei. Tra l'altro, essendo anch'io una scrittrice, non ho potuto fare a meno di ritrovarmi in certi passaggi in cui esprimeva la sua paura di non essere abbastanza come autrice, di non poter mai essere al livello degli altri, ecc. Insomma, non solo la Kuang scrive di una donna moralmente ambigua (per non dire str*nza), ma in alcune scene ci fa provare compassione per lei.

Capite quanto è brava la Kuang? Ma su questo non avevo dubbi. Mi viene in mente La guerra dei papaveri perché anche lì, la protagonista Rin, seppur parecchio diversa da June, non è un personaggio sempre "piacevole", e spesso ci si ritrova in contrasto con le sue idee, eppure è scritta così bene che alla fine non puoi fare a meno di apprezzare il lavoro dell'autrice.

In conclusione, Yellowface è un romanzo scritto bene, coinvolgente e con delle tematiche interessanti su cui riflettere. Tuttavia, essendo questo libro definito dai molti un capolavoro, mi aspettavo qualcosina di più. Direi che è una bella lettura, ma non memorabile.

★★★★☆
La mia valutazione è di 4 stelle, non pienissime. Sarebbe più un 3.75, a volere essere precisi.

Avete letto Yellowface? Vi è piaciuto? DITEMI!
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